Visibile o Invisibile: di cosa si TRATTA?

Italia, tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale

artpiecetwo

 

Il “modello italiano” di interventi sulla tratta di esseri umani a scopo di grave sfruttamento

 

Nel campo della lotta alla tratta di esseri umani l’Italia si è dotata da anni di un dispositivo – l’articolo 18 (“Soggiorno per motivi di protezione sociale”) del Testo Unico n. 286/98 che si dispiega su due direttrici principali:

  • il contrasto alle reti criminali, affidato a Magistratura e Forze dell’ordine;
  • l’azione sociale di protezione delle vittime, affidata ai servizi pubblici e al privato sociale.

 

art. 18 D.Lgs. 286/98

Rivolto a: persone (straniere e comunitarie) in situazione di violenza o di grave sfruttamento, in pericolo per effetto dei tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di un’associazione criminale dedita a tratta e sfruttamento;Prevede: per gli stranieri il rilascio di uno speciale permesso di soggiorno per consentire di sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti dell’organizzazione criminale;

per tutti,  la partecipazione ad un programma di assistenza ed integrazione sociale.

 

i programmi di assistenza e integrazione sociale 

art. 18

L’assistenza non si limita al primo soccorso, ma la vittima può intraprendere un percorso di protezione sociale, un programma individualizzato con sostegno psicologico, sociale, sanitario, legale e giuridico; oltre all’assistenza, è previsto un processo di integrazione, inserimento sociale e lavorativo. Vengono svolte attività di formazione, inserimento lavorativo. Il programma termina quando il permesso di soggiorno per motivi umanitari viene trasformato in permesso per motivi di lavoro, in presenza di una occupazione e di una autonomia abitativa. In alternativa, il programma può terminare con il rientro assistito.

 

percorso sociale e percorso giudiziario

lo strumento dell’articolo 18 prevede un doppio binario di tutela:Il percorso giudiziario è rivolto alle “persone che possono e vogliono rendere operante una collaborazione con l’Autorità giudiziaria fino alle sedi processuali”;

Il percorso sociale è rivolto alle persone che “o per le scarse informazioni in loro possesso, o per le gravi ritorsioni che le reti criminali potrebbero mettere in atto nei loro confronti e dei loro familiari a seguito di una denuncia o di un rimpatrio, non sono capaci o non possono sviluppare una fattiva collaborazione con le Autorità Giudiziarie tale da portarle ad essere dei testimoni nelle sedi processuali contro i loro sfruttatori”. Nell’avvio del percorso sociale hanno un ruolo centrale i progetti sociali (enti locali e associazioni)

 

la natura “non premiale” dell’articolo 18

l’originalità dell’impostazione dell’articolo 18 e la sua concezione umanitaria ne fanno un esempio celebrato in tutte le sedi internazionali;  in sostanza, l’articolo 18 capovolge lo schema del pentitismo: non concede un beneficio sotto condizione della collaborazione, ma assicura assistenza e protezione come variabile indipendente, fidando nella successiva collaborazione della persona. nel panorama europeo solo in Belgio e per certi versi in Olanda vi sono disposizioni analoghe, pur se alla vittima sono richieste comunque forme di collaborazione con le autorità (il cosiddetto “periodo di riflessione”, entro il quale la vittima deve decidere se collaborare o no).

 

limiti applicazione articolo 18

Un programma di protezione sociale per essere attivato velocemente e per procedere senza incidenti di percorso nella sua realizzazione, richiede la forte collaborazione di progetti sociali e Questure. A seconda delle forme che prende questa collaborazione, si hanno esiti diversi. Recenti ricerche dimostrano che in Italia l’applicazione dell’articolo 18 è a macchia di leopardo:

  • i progetti sociali lamentano che le Questure non permettono l’avvio del “percorso sociale”;
  • le Forze dell’ordine lamentano che i progetti sociali considerano l’articolo 18 una sorta di regolarizzazione mascherata;

Altro nodo critico: il ruolo che la legge attribuisce alla DDA è di fatto contestato dalle Questure, che lamentano il rallentamento e l’allontanamento dell’azione di indagine (e di relativi risultati).

 

Allo scopo di rendere più efficace la lotta ed il contrasto alle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani, l’Italia ha emanato un’altra disposizione normativa al riguardo, la legge 228 del 2003, “Misure contro la tratta di persone”, che prevede:

  • una ulteriore chiarificazione del reato di tratta e riduzione in schiavitù;
  • un ulteriore fondo per l’assistenza e la protezione sociale delle vittime (i progetti di prima assistenza articolo 13).
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Written by MaterialiSociali

28 marzo 2009 a 21:42

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